Gate 3..

Esistono luoghi che contengono mondi interi, più o meno visibili; l’aeroporto è uno di quelli. Fateci caso, basta guardarsi un po’ attorno per rendersi conto di quanto spesso guardiamo senza vedere nulla..

Gate 3, l’aereo è in orario, quando volo con Czech Airline non ci sono mai grossi problemi. Sono seduta su una di quelle poltroncine blu con i poggia braccio grigi, decisamente consumate dalle mille persone che ogni giorno le usano. Oggi non c’è molta gente, il volo per Barcellona è appena partito (Barcellona…. ricordo ancora i mille odori meravigliosi de La Boqueria, il mio adorato mercato); questo mi fa sperare di non avere nessuno seduto vicino, poca gente significa anche più posti liberi.

Davanti a me una ragazza, mora, capelli legati, non è vestita molto bene sembra stia andando in montagna e le vorrei dire che non fa così freddo ma poi penso subito che sono la stessa che ad Agosto spesso si ritrova con la coperta di pile addosso, quindi taccio. Viaggia da sola credo, di fianco a lei c’è un ragazzo biondo con gli occhi azzurri che assomiglia al principe azzurro solo che al posto della corona ha un cappellino con la visiera dell’NBA, Chicago Bulls ottima scelta. Ha l’aria triste, non sembra contenta, credo si sia lasciata da poco o peggio abbia divorziato; si vede la linea bianca dell’anello sul dito vorrei dirle che passerà ma in fondo lo sa anche lei è che quel momento di dolore ci sta.

La signora di fianco si è appena data l’Amuchina nelle mani, puzza terribilmente. Cambio posto, scorro di due. Molto meglio.

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La solita voce, ormai siamo amiche; è la signorina che annuncia che il volo è pronto per l’imbarco e sono sicura si sia resa conto anche lei di quanto stridulo e fastidioso sia il suono delle sua voce. Ecco, questo è uno dei momenti che mi diverte di più… cominci a vedere l’ansia sul volto della gente che inizia a sistemare le cose frettolosamente per mettersi in fila. La chiamo “Ansia da principiante”.

Io continuo a scrivere.

La ragazza davanti a me chiude lo zaino lasciando fuori un pezzo di sciarpa rossa che come si alzerà comincerà a strisciare a terra; le sorrido e glielo dico, mi ringrazia e mi chiede se sono una scrittrice. Le dico di no ma le dico anche che ho scritto di lei. Non ho ben capito come l’ha presa, non ha detto nulla, si è solo girata ed è andata a sedersi un po’ più in là… Praga non è la sua destinazione.

“Ultima chiamata per il volo Czech Airline FR1001 per Praga.”

Ok.

Ora spengo.

                                                                                                                                          (437 Parole) 

 

 

Specchio specchio delle mie brame..

Amare il proprio corpo non è facile, temo impossibile, ma amare se stessi va oltre ogni difetto.

Ho sempre visto alla tv o in giro ragazze dal corpo perfetto ed ogni volta che mi guardavo allo specchio non mi piaceva nulla di ciò che vedevo, ero arrivata a pesare 125 chili circa e la cosa peggiore è che li per li non mi rendevo nemmeno conto di quanti fossero, vedevo ragazze più magre ma poi tutto sommato mi rendevo conto di non essere ne depressa ne triste e quindi accettavo quei chili in più.

Cominciai a rendermi conto che non mi piacevo quando smisi di fare shopping, un leggins e la maglia più larga che avevo andava bene a prescindere purché fossero neri perché si sa, il nero snellisce. prima e dopo

Amare il proprio corpo non è facile, temo impossibile, ma modificarlo è possibile seppur difficile. Decisi di smettere di far finta di niente; non sono una di quelle che segue mille diete, non sono mai riuscita a farlo. In realtà basta modificare l’idea di alimentazione che si ha nella testa, ma per farlo bisogna rivolgersi ad un nutrizionista e per quanto possa creare disagio spogliarsi davanti a lui, sentirsi dire in faccia che il tuo peso è nella fascia di “obesità avanzata”.Obesità avanzata. O-B-E-S-I-T-A’   A-V-A-N-Z-A-T-A. Un colpo al cuore. Ti vergogni, ti senti brutta e tutte le motivazioni che puoi avere per essere arrivata a quel peso ora non contano più.

OBBIETTIVO: Diventare Belen Rodriguez. (vabbè più o meno dai……… all’incirca. )

Amare il proprio corpo non è facile, temo impossibile, ma con 30 chili in meno e la consapevolezza che la forchetta ed il calice di vino sono ancora i miei migliori amici, lo rende decisamente possibile.

Ho ancora tanta strada da fare e i miei chili di troppo li ho ancora; img_2887ma sapete cosa? mi piaccio.

So di aver rallentato un po’ e mollato un po’ il colpo. Per problemi fisici ho dovuto smettere di allenarmi e ho ricominciato per bene solo da un mese ma ora adoro fare shopping. Mi sveglio la mattina e mi piace scegliere cosa mettere e non per forza qualcosa di super largo anche se ammetto che ancora mi piacciono quei maglioni dove ci navighi dentro perché mi danno un senso di protezione e ammetto che non abbandonerò mai il mio adorato nero nonostante il mio maglioncino giallo canarino ogni tanto appaia dai meandri dell’armadio.

No, volevo dirvi anche che non sono diventata come Belen Rodriguez; domattina controllerò di nuovo.

Abbiate il coraggio di mostrare il vostro corpo e se non vi piace alzate il culo e cambiatelo. Basta poco, io non ho rinunciato al piacere di andare a cena fuori o a bermi una buona bottiglia di vino; e sì, ci sono giorni in cui la voglia di un hamburger o di sushi è più forte della voglia di petto di pollo e senza troppo sentirmi in colpa.

L’importante credo non sia quell’hamburger mangiato perché si può sempre cedere ad una voglia senza esagerare o senza abbuffarsi, l’importante è ciò che fai dopo, rimetterti in riga e non colpevolizzarti per tutti quei grassi ingeriti. Forse ci metterò più tempo di quanto quel nutrizionista aveva preventivato, però sono sicura che arriverò al mio obbiettivo.

 

Falsi ricordi..

La prima volta che mi resi conto che forse non tutto ciò che ricordiamo è reale mi spaventai; mi spaventai per diversi motivi fra cui la paura di ritrovarmi davanti a chi dopo un trauma, o solo in seguito ad un’immaginazione troppo sviluppata, avesse potuto soffrire a causa di un ricordo non reale o ancora peggio farne un punto di forza.

IMG_1021«Se durante un’esperienza siamo distratti, la prospettiva non era chiara, l’attenzione non era focalizzata, sarà più facile che anche nella rievocazione vi siano degli errori. Un altro ruolo lo giocano gli eventi che vanno a interferire con il mantenimento della -traccia mnestica-,quelli a forte coinvolgimento emotivo (articoloFocus): un trauma, un incidente, un forte stato d’ansia finiranno per alterare e oscurare elementi della scena». 

Si chiama EFFETTO NEBBIA e ne ha parlato Nicola Mammarella, Professore di Psicologia dell’Università degli Studi “G. d’Annunzio” di Chieti. L’ho letto in uno dei miei mille viaggi quando il troppo mal di testa mi impedii di ascoltare musica a tutto volume e allora decisi di leggermi Focus ed eccolo lì. Non è necessario aver subito un trauma, spesso si possono modificare i ricordi anche solo perché qualcuno continua a ripeterci la stessa cosa fin che non finiamo per crederci. Ecco, questo mi fa paura, tanta paura. Dovremmo forse cominciare a dubitare di chiunque? o forse dovremmo scegliere di aiutare qualcuno a prescindere dalla storia che ci racconta. Io ho sempre fatto così e ne pago di continuo le conseguenze; mi sono tanto arrabbiata in passato quando mi sono resa conto di quanto finte siano state certe persone ma poi ho anche pensato una cosa, e se non fosse una decisione loro mentire? se fosse la loro stessa mente ad ingannarli?

Una cosa l’ho imparata: non si può discutere con chi è convinto della propria verità! 

Continuerà a difenderla come del resto io continuerò a difendere la mia;

Mi girerò e me ne andrò senza più soffermarmi sulle troppe spiegazioni.

Certo, per tutto il resto ci sono le prove concrete ma non sempre sono necessarie..

https://www.focus.it/comportamento/psicologia/falsi-ricordi-memoria-come-nascono

Pentole e fornelli..

Ricordo l’odore del sugo salsiccia e piselli che inondava casa già alle 8 di mattina, il rumore dei cucchiai che sbattevano nelle ciotole e l’acqua del rubinettoIMG_1993 che non smetteva di scorrere perchè quando non hai la lavastoviglie lavare subito i piatti è legge. Quando ero piccola, nel periodo estivo, passavo spesso 10 o 15 giorni a casa di mia nonna, Iride, piccolina con un cuore enorme, i capelli sempre perfetti e puliti ogni mattina con l’acqua di rose ed una vitapassata davanti ai fornelli. Essendo una curiosa cronica spiavo sempre qualsiasi cosa preparasse, da un semplice insalata al sugo più difficile in assoluto e per innamorarmi di quei gesti e di quegli odori non c’è voluto nulla. Amo cucinare, è un forma di terapia per l’anima, nella cucina ci vuole pazienza, costanza, non puoi mettere su un sugo e poi dimenticartene. IMG_1976Cucinare vuol dire prendersi cura di qualcuno un po’ come dire “ti stavo pensando.” , ricordo la ciotola enorme di fragole che mia nonna preparava la mattina presto e solo la sera quando si era riempita di buonissimo e dolcissimo succo potevi mangiarle, era sempre la stessa ciotola bianca con i ricami blu e quel piatto di plastica sopra a coprirle; non andare a fregarne un cucchiaio ogni 5 minuti era una vera e propria lotta.

“Lo sai perché mi piace cucinare?”
“No, perché?”
“Perché dopo una giornata in cui niente è sicuro, e quando dico niente voglio dire n-i-e-n-t-e, una torna a casa e sa con certezza che aggiungendo al cioccolato rossi d’uovo, zucchero e latte l’impasto si addensa: è un tale conforto!”
(Giulia Child)

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Crisi di Panico..

img_2672Ho sofferto di crisi di panico per 3 anni, a dire il vero non finisci mai di soffrirne ma impari semplicemente a conviverci e a combatterle. Quando soffri di crisi di panico ti scontri con due tipi di persone: chi non crede in ciò che stai provando e quindi ti deride, sei tu che lo fai apposta, sei tu che esageri, sei tu che in pratica fingi; e chi invece sa che non stai fingendo e non sa come comportarsi. Beh, per la prima categoria ho finito le parole, per la seconda ora vi spiego come ci si sente e cosa bisognerebbe fare; anzi lascio che sia Kelsey Darragh a farlo.

1. Sappi che sono spaventata e non sarò in grado di spiegarti il perché, quindi per favore non averne paura;

2. Guarda se le mie medicine sono nelle vicinanze e assicurati che la prenda;

3. Gli esercizi di respirazione mi abbatteranno, ma sono vitali: prova a farmi sincronizzare il respiro con il tuo;

4. Suggeriscimi gentilmente cose da poter fare insieme per distrarmi (Non dirmi di che cosa ho bisogno o cosa dovrei fare, non dirmi di stare calma, e ascoltami se dico di no a qualcosa);

5. Per via del panico, potrei avere disturbi dissociativi: ricordami che mi è già successo e che passerà!

6. Raccontami alcuni fatti divertenti su di me o sulla nostra vita insieme che mi faranno sorridere

7. Qualche sorso d’acqua può essere utile, ma non dirmi che devo mangiare o bere perché, credimi, è come se stessi per vomitare;

8. Se possiamo andarcene da dove siamo, portami a casa;

9. Per favore, cerca di essere davvero molto gentile con me: non mi riconosco e sono imbarazzata, e mi sento già colpevole, quindi per favore non essere arrabbiato con me;

10. A volte un lungo, grande abbraccio mi potrà far sentire al sicuro;

11. Non dirmi di combattere il panico. Piuttosto, lascia che mi attraversi. Più io cerco di controllarlo, o tu provi a controllarlo, peggio sarà;

12. Prova empatia verso di me. Potresti non prendere mai il panico, ma hai preso me.Una volta che passa, parlane con me. Cerchiamo di capire cosa abbiamo fatto e cosa possiamo fare la prossima volta.

Quando il panico prende il sopravvento non c’è un motivo preciso, succede e basta e può succedere in qualsiasi posto o situazione; conviverci si può, basta circondarsi di persone buone, di chi non userà mai quel panico contro di te.

Articolo troppo serio? prometto che nel prossimo parlerò di giuggiole o “come cucinare la perfetta pozione d’amore”.

Starbucks e crisi d’identità

Che Starbucks non sia il migliore caffè sulla faccia della terra siamo tutti d’accordo e che sia una moda anche; però tra me e le ragazze del mio Starbucks preferito (Starè Mesto, Praha 1) c’è un gioco in atto che mi porta quasi tutte le mattine (almeno per metà mese) a tentare di vincere ma mi stupiscono sempre: Shila, Sheila, Silvia, Cinthia, Silla, Cilla, Shaila, Shela, Schilla etc etc..

Oltre a sbagliare puntualmente il nome però sapete perchè mi piace così tanto?

In Italia nasceimg_4313 a Milano nel palazzo delle poste, megalomane per eccellenza blocca un’intera città per l’inaugurazione; fondato da chi di caffè non ne sapeva nulla, due insegnanti e uno scrittore/pubblicitario messi poi in ombra da Howard Schultz. Il nome nasce dalla convinzione che le parole che cominciano con “st” siano più potenti ed efficaci e fra le cose che adoro di più c’è che ogni Starbucks al mondo apre 10 minuti prima dell’orario stabilito e chiude 10 minuti precisi dopo, della serie, creiamo regole e spieghiamo come infrangerle funzioni.

Quanti di voi sanno delle caffetterie in incognito che questa grande catena ha in giro per il mondo? È il caso della Roy Street Coffee e della 15th Avenue Coffee di Seattle, nonché di una caffetteria nel campus della New York University portate alla luce per spiegare il marketing che c’è dietro.

Stamattina sono Shila e non c’è spelling che le possa fermare, ma non mi dispiace come nome quindi le perdono ancora una volta; del resto io sono assonnata ed è il caffè più vicino al museo.

 

25 anni.

img_8895Fra 2 mesi farò 25 anni e proprio il giorno del mio compleanno mi opereranno per togliere le tonsille. Non mi aspettavo nulla di diverso, ho un conto in sospeso con la fortuna e credo di aver capito che me la farà pagare per tutta la vita; pazienza. Ho un po’ l’ansia da prestazione (ricordate gli anni di ansia classica?) nonostante so che non cambierà nulla ma quando vivi due vite, due città, quando i tuoi polmoni si riempiono di arie diverse tutto sembra andare più veloce e ti ritrovi al 2020 senza nemmeno esserti accorta che quel famoso lunedì in cui avevi deciso di cominciare la dieta è passato da circa 9 mesi.

Fra 2 mesi avrò 25 anni, sento già i 20enni dirmi “Sei vecchia” ed i 40enni ricordarmi che sono ancora una poppante e che quando arriverò a 40 anni mica le farò più le 6 di mattina. Mi chiedo se fra 2 mesi vestirmi da zebra sarà ancora opportuno. In ogni caso, ieri ho visto un capello bianco nascondersi in mezzo alla mia chioma rossa, voleva passare inosservato il bastardo ma l’ho trovato e niente, dopo 17 minuti circa di incredulità, mista ad angoscia mista a due occhi sgranati mista a un sacco di altre cose, ho deciso di sperare che da qui a 2 mesi non decida di metter su famiglia (il capello si intende).