Crisi di Panico..

img_2672Ho sofferto di crisi di panico per 3 anni, a dire il vero non finisci mai di soffrirne ma impari semplicemente a conviverci e a combatterle. Quando soffri di crisi di panico ti scontri con due tipi di persone: chi non crede in ciò che stai provando e quindi ti deride, sei tu che lo fai apposta, sei tu che esageri, sei tu che in pratica fingi; e chi invece sa che non stai fingendo e non sa come comportarsi. Beh, per la prima categoria ho finito le parole, per la seconda ora vi spiego come ci si sente e cosa bisognerebbe fare; anzi lascio che sia Kelsey Darragh a farlo.

1. Sappi che sono spaventata e non sarò in grado di spiegarti il perché, quindi per favore non averne paura;

2. Guarda se le mie medicine sono nelle vicinanze e assicurati che la prenda;

3. Gli esercizi di respirazione mi abbatteranno, ma sono vitali: prova a farmi sincronizzare il respiro con il tuo;

4. Suggeriscimi gentilmente cose da poter fare insieme per distrarmi (Non dirmi di che cosa ho bisogno o cosa dovrei fare, non dirmi di stare calma, e ascoltami se dico di no a qualcosa);

5. Per via del panico, potrei avere disturbi dissociativi: ricordami che mi è già successo e che passerà!

6. Raccontami alcuni fatti divertenti su di me o sulla nostra vita insieme che mi faranno sorridere

7. Qualche sorso d’acqua può essere utile, ma non dirmi che devo mangiare o bere perché, credimi, è come se stessi per vomitare;

8. Se possiamo andarcene da dove siamo, portami a casa;

9. Per favore, cerca di essere davvero molto gentile con me: non mi riconosco e sono imbarazzata, e mi sento già colpevole, quindi per favore non essere arrabbiato con me;

10. A volte un lungo, grande abbraccio mi potrà far sentire al sicuro;

11. Non dirmi di combattere il panico. Piuttosto, lascia che mi attraversi. Più io cerco di controllarlo, o tu provi a controllarlo, peggio sarà;

12. Prova empatia verso di me. Potresti non prendere mai il panico, ma hai preso me.Una volta che passa, parlane con me. Cerchiamo di capire cosa abbiamo fatto e cosa possiamo fare la prossima volta.

Quando il panico prende il sopravvento non c’è un motivo preciso, succede e basta e può succedere in qualsiasi posto o situazione; conviverci si può, basta circondarsi di persone buone, di chi non userà mai quel panico contro di te.

Articolo troppo serio? prometto che nel prossimo parlerò di giuggiole o “come cucinare la perfetta pozione d’amore”.

Starbucks e crisi d’identità

Che Starbucks non sia il migliore caffè sulla faccia della terra siamo tutti d’accordo e che sia una moda anche; però tra me e le ragazze del mio Starbucks preferito (Starè Mesto, Praha 1) c’è un gioco in atto che mi porta quasi tutte le mattine (almeno per metà mese) a tentare di vincere ma mi stupiscono sempre: Shila, Sheila, Silvia, Cinthia, Silla, Cilla, Shaila, Shela, Schilla etc etc..

Oltre a sbagliare puntualmente il nome però sapete perchè mi piace così tanto?

In Italia nasceimg_4313 a Milano nel palazzo delle poste, megalomane per eccellenza blocca un’intera città per l’inaugurazione; fondato da chi di caffè non ne sapeva nulla, due insegnanti e uno scrittore/pubblicitario messi poi in ombra da Howard Schultz. Il nome nasce dalla convinzione che le parole che cominciano con “st” siano più potenti ed efficaci e fra le cose che adoro di più c’è che ogni Starbucks al mondo apre 10 minuti prima dell’orario stabilito e chiude 10 minuti precisi dopo, della serie, creiamo regole e spieghiamo come infrangerle funzioni.

Quanti di voi sanno delle caffetterie in incognito che questa grande catena ha in giro per il mondo? È il caso della Roy Street Coffee e della 15th Avenue Coffee di Seattle, nonché di una caffetteria nel campus della New York University portate alla luce per spiegare il marketing che c’è dietro.

Stamattina sono Shila e non c’è spelling che le possa fermare, ma non mi dispiace come nome quindi le perdono ancora una volta; del resto io sono assonnata ed è il caffè più vicino al museo.

 

25 anni.

img_8895Fra 2 mesi farò 25 anni e proprio il giorno del mio compleanno mi opereranno per togliere le tonsille. Non mi aspettavo nulla di diverso, ho un conto in sospeso con la fortuna e credo di aver capito che me la farà pagare per tutta la vita; pazienza. Ho un po’ l’ansia da prestazione (ricordate gli anni di ansia classica?) nonostante so che non cambierà nulla ma quando vivi due vite, due città, quando i tuoi polmoni si riempiono di arie diverse tutto sembra andare più veloce e ti ritrovi al 2020 senza nemmeno esserti accorta che quel famoso lunedì in cui avevi deciso di cominciare la dieta è passato da circa 9 mesi.

Fra 2 mesi avrò 25 anni, sento già i 20enni dirmi “Sei vecchia” ed i 40enni ricordarmi che sono ancora una poppante e che quando arriverò a 40 anni mica le farò più le 6 di mattina. Mi chiedo se fra 2 mesi vestirmi da zebra sarà ancora opportuno. In ogni caso, ieri ho visto un capello bianco nascondersi in mezzo alla mia chioma rossa, voleva passare inosservato il bastardo ma l’ho trovato e niente, dopo 17 minuti circa di incredulità, mista ad angoscia mista a due occhi sgranati mista a un sacco di altre cose, ho deciso di sperare che da qui a 2 mesi non decida di metter su famiglia (il capello si intende).

SCILLA BIZZOCCHI

img_4955About me?

Classe 1994, 23 Marzo e nasco a Rimini. Fissata cronica dei numeri dispari, dei formaggi tagliati male, delle porte chiuse e di circa altre 97 cose che sono sicura non interessino a nessuno. Scrivo per passione non di certo per lavoro, scrivo per rendere leggero qualcosa di pesante senza la presunzione che poi a qualcuno importerà leggerlo. Ci siamo io e la mia mente e quasi sempre ognuna va per i fatti suoi. Ho le passioni facili, amo capire il perché di ogni cosa e purtroppo di ogni persona. Pratico ansia classica da quando ero piccola, a tratti naïf a tratti egocentrica, amo il sarcasmo, i serial killer, i pop corn, le fragole, la fotografia ed il vino (solo quello buono). Odio i presuntuosi, i bugiardi, i piedi, i clown e chi applaude all’atterraggio, del resto quando vai a fare la ceretta mica applaudi all’estetista. Scilla non è il diminutivo di Priscilla e no, non so dove sia Cariddi.

528 giorni.. 

..528 giorni dopo..

Tutto è diverso tranne me che di diverso ho solo sempre più coraggio.

Vi è mai successo di sentire una sensazione strana tra lo stomaco e il cuore? succede che ti si crea un vuoto dentro e non puoi farci niente. Come quando sei in aereo e c’è un vuoto d’aria e ti senti tutto arrivare alla gola, ecco più o meno la sensazione è quella con la differenza che in aereo passa subito mentre oggi a me non passa mai. Ho pensato che uscire fosse l’idea migliore e quindi eccomi qui, sta facendo buio e in giro non c’è molta gente, cammino per una città che conosco da che sono piccola ma che ogni giorno non smette di stupirmi, una città nella quale posso ridere e piangere, una città che non mi lascia mai sola nemmeno quando siamo solo io e lei; ed è bella, bella da morire, trovi angoli di verde nascosti da immensi palazzi antichi che se potessero parlare racconterebbero storie di migliaia di persone passate di qui anche solo per un secondo o per ogni giorno della loro vita. Continuo a camminare lungo il fiume che sembra non finire mai e ogni ponte che passo un pensiero rimane indietro con esso, dovrei arrivare fino in Italia per esaurirli ma mi accontento di alleggerirmi un po’, e mentre Niccolò fabi mi uccide con una sua canzone nelle orecchie, che suona un po’ più alta di come dovrebbe, io non posso fare in meno di sorridere, è un sorriso involontario ma consapevole. Consapevole che sono ancora qui e tutto sommato non sono poi così male.

“In mezzo c’è tutto il resto, e tutto il resto è giorno dopo giorno e giorno dopo giorno è silenziosamente costruire, e costruire è sapere è potere rinunciare alla perfezione”

Sorrido e il magone alla gola un po’ scende, ora è in quello spazio dove si ferma tutto, tra il cuore e lo stomaco, li non fa poi così tanto male. Io sono brava a sopportare e dopo un po’ che sopporti arrivi a quel punto dove sembra che nulla ti possa distruggere e tutto sommato ti accorgi che è vero, che quando mi alzo la mattina e mi guardo allo specchio mi piace ciò che vedo, mi piace per come nonostante tutto io vivo senza la paura di quello che pensa la gente, senza precludermi qualcosa solo perché magari non la posso avere, nella vita non si sa mai, se un bruco può diventare una farfalla e cambiare così radicalmente non vedo come qualcosa possa essere impossibile, magari farà male, magari non sarà come pensavo, magari non otterrò mai ciò che voglio nel modo in cui lo voglio e sarà diverso, ma sicuramente niente sarà mai impossibile. Il non potere è semplicemente poco coraggio nell’ammettere che tutto sommato non lo si vuole poi così tanto.

“So poco della notte ma la notte sembra sapere di me, e in più, mi cura come se mi amasse, mi copre la coscienza con le sue stelle. Forse la notte è la vita e il sole la morte. Forse la notte è niente e le congetture sopra di lei niente e gli esseri che la vivono niente.

(Alejandra Pizarnik)”

Ormai è buio e forse anch’io ora sono niente, qualche barbone si copre con cartoni trovati chissà dove eppure io non sento così freddo, uno ha un occhio nero e il naso rosso come un clown. Non mi sono mai piaciuti i clown. Niccolò fabi insiste nelle mie orecchie e io continuo a camminare. Poco più avanti c’è un vecchio signore con un grosso cane al guinzaglio, chissà se ha qualcuno che lo aspetta a casa o anche lui è da solo, e se è da solo chissà come sta. Potrei chiederglielo ma non conosco la sua lingua, mi sembra triste, potrei abbracciarlo ma invaderebbe il mio spazio vitale quindi proseguo e gli auguro con il pensiero di avere una signora a casa solo troppo stanca per accompagnarlo questa sera, gli sorrido, lui contraccambia, non serve parlare la stessa lingua per questo.

Non so di preciso dove sono, penso che sia ora di tornare a casa ma è così bello qui fuori che decido di starci un altro po’. È pieno di turisti e io continuo a sorridere immaginando le storie di ognuno di loro, mi piace guardare la meraviglia nei loro occhi mentre guardano la città illuminata dai lampioni e crea un atmosfera magica che non si scorderanno mai.

Penso alle persone che ho conosciuto, a quelle che conoscerò, a chi mi capirà ma non vorrà avere niente a che fare con me, a chi non mi capirà ma penserà di sapere tutto. Penso a chi tornerà e a chi non vorrà mai più tornare. Penso se sarò mai pronta a urlare al mondo tutti i miei pensieri e penso se il mondo sarà mai pronto ad ascoltarli. E penso anche che io sono bella, che io sono diversa, che io le cose le faccio col cuore e che per quanto potrà essere pieno di cerotti, lividi e graffi lui ci sarà sempre e comunque.

Sorrido.

Stasera io ho vinto.

Sorrido.

Torno a casa.

Buon viaggio a vedersi.

La ragazza con la valigia..

Questo é il mio primo post a non so quanti metri di altezza.. Dal finestrino dell’aereo si vedono le montagne con un po’ di neve sopra che sembra lo zucchero a velo sui muffin al cioccolato appena sfornati anche se l’odore nell’aria non è quello. Si sente l’odore di qualcuno che probabilmente é di corsa da stamattina mischiato al “profumo” del finto caffè che ti offrono le accoglienti hostess insieme ad un giornale scritto in ceco che per quanto mi stia sforzando ancora non ho imparato. Se mi guardo in giro noto agghindate signore firmate dalla testa ai piedi, un signore che legge “il sangue versato” di Larsoon e davanti a lui una ragazza sta guardando nel suo piccolo computer portatile foto di case e arredamenti, probabilmente è appena andata a convivere o ancora no ma sogna presto di farlo o semplicemente sta andando a vivere da sola anche se quelle sono foto per una coppia e non per un single. Qualche signore davanti sta chiacchierando e qualcun’altra dorme respirando un pochino più rumorosamente di quanto si immagina; poi ci sono io che scrivo immaginandomi la storia di ognuno di loro, due signori si tengono la mano complici, non si conoscono da molto, non hanno la fede al dito, lui sulla quarantina lei probabilmente poco meno, si sorridono spesso e si guardano in un modo che da 10 giorni a me manca. Mi piace viaggiare perché ti permette di vedere persone e cose differenti da quelle che vedi ogni giorno, ti mostra cose che non avresti mai pensato di vedere e ti rende meno provinciale, meno spaventato da tutto ciò che ti circonda. Quando viaggi dopo un po’ prendere l’aereo diventa abitudine e sorridi vedendo la gente correre impanicata al gate per la paura di perdere il volo o fare a spintoni per essere primi a salire quando se sei l’ultimo sali ti siedi e non hai tutta quella gente che spinge o sta in piedi in coda per attendere di sedersi. Quando viaggi spesso perdi un po la magia del partire per una vacanza, é come quando ti lanci per la prima volta dal paracadute e provi un’ebrezza e una felicità che al decimo lancio non avrai più. Sto tornando a casa dopo 10 giorni a Praga in una città magica che non ti chiede mai niente e io questo lo adoro; puoi scende di casa in pigiama e nessuno ti giudica, puoi sederti al centro della piazza a fissare vecchi palazzi enormi che trasudano storie di epoche passate. Praga ti legge dentro, fai passeggiate lunghissime e non ti senti mai sola perché con te hai la città e tutte le sue meraviglie. Viaggiare è un arma a doppio taglio, ti fa rendere conto di non aver bisogno di nessuno oltre che di te stessa mentre a volte, invece, ti fa capire quanto quella mano che cerca la tua mentre cammini per te sia come ossigeno. Io posso vivere anche da sola, è che in due, si sa, certe cose vengono meglio.

Ora chiudo perchè sto per atterrare, partirà l’applauso per ringraziare il comandante di non averci fatto morire e io non voglio di certo perdermelo.

Tu sai perchè un corvo assomiglia ad una scrivania?

Stanotte pensavo ad alice nel paese delle meraviglie, pensate che bello se esistesse veramente una bevanda che ti rimpicciolisce al bisogno, magari quando vuoi essere una mosca piccolissima per ascoltare conversazioni o essere in un posto senza però essere vista; o magari una torta che ti fa diventare gigante, potresti schiacciare con un bel paio di Louboutin persone insulse e inutili che purtroppo però popolano questo mondo, e si sa, anche se l’omicidio a volte è un ottima soluzione non è consigliabile. Mi piacerebbe avere un brucaliffo drogato che mi consiglia sulle decisioni della vita, o un coniglio bianco che mi mette le presse quando è ora di uscire (sono una ritadataria cronica). Arrivare in centro per un aperitivo con il mio grafobrancio tigrato e dargli l’osso per giocare in attesa che ritorni (potrei non pagare il parcheggio, non penso che i vigili mi farebbero la multa), senza parlare dei meravigliosi cappeli che avrei se solo ci fosse con me il mio adorato cappelaio! Vorrei uno stregatto come animale domestico che appare e scompare a sua discrezione, magari con strisce colorate e grandi occhioni verdi. Dipingerei rose ogni giorno di un colore diverso per avvisare il mondo esterno del mio umore giornaliero; l’altro giorno c’era un piccolo riccio davanti alla mia porta di casa ho sorriso al pensiero che era riuscito a scappare dalla sua sorte di pallina da cricket! Sarei una ottima Alice, potrei scriverlo nel mio curriculum, sono un persona con un immaginazione fuori dal comune, capace di immaginarmi vere e proprie storie nel tempo di un semaforo rosso e sentirmi suonare perchè immersa nei pensieri non parto allo scattare del verde. Ma la mia adorata Alice non esiste, è solo il frutto della genialità di un drogato; ed io ora sono veramente in ritardo.

Non perdete mai la vostra moltezza.

Buon viaggio a vederci…